Largo al business turistico “people-oriented”

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business turistico

Sfatiamo un mito: non basta essere un luogo geografico con qualche più o meno indentificabile attrattiva per turisti, per poter essere considerati una “destinazione turistica”. Non continuiamo a fare l’errore di pensare il contrario.

Un nuovo modello di business turistico

Una destinazione turistica non è solo questo. Non più per lo meno. E non lo è più per un motivo molto semplice e identificabile: l’evoluzione del turismo.

Questa evoluzione tocca, in maniera differente, due categorie: i turisti, ovviamente; e, altrettanto ovviamente, glioperatori del settore turistico. In questo modo:

  • Per il turistala concezione tradizionale del turismo non è più sufficiente; il nuovo turista vuole, esige un turismo di tipo esperienziale;
  • L’operatore di settore continua a proporre ai propri clienti un modello di turismo di tipo tradizionale(e moltobusiness-oriented) e fatica ad entrare in sintonia con il turista che vuole di più.

È logico, per carità, che non tutti i turisti sono così e che non tutti gli operatori la pensano in questo modo. La maggior parte sì, però. Si vede, basta andare in giro e chiedere.

Vien da sé, a questo punto, che una destinazione turistica, allora, per essere veramente tale, deve, per forza di cose, porre molta attenzione anche a fornire al turista tutte quelle risorse e tutti quei servizi capaci di creare in lui una sorta di esperienza. Fosse anche un semplice simulacro. Altrimenti si rischia di farlo impantanare in un guazzabuglio di offerte tutte uguali che non aggiungono niente alla sua voglia di scoperta.

Turismo people-oriented

È necessario, quindi, concentrarsi sulle esigenze dei visitatori e soddisfare i loro bisogni, senza snaturarsi e comunicando i propri valori e le proprie potenzialità. Solo così è possibile creare un’offerta diversa e fatta su misura per ogni visitatore.

Quando il turista, come qualunque altra persona, si sente messo al centro dell’attenzione, al centro di un progetto, se così possiamo dire, non può far altro che sentirsi bene, gratificato e contento. E questa è la più grande attrattiva turistica che esista al mondo.

Tutto questo discorso, però, diventa aria fritta allor quando tra strutture, enti e compagnia bella si crea antagonismo e competizione: se ogni realtà pensa unicamente al proprio business, alla propria strategia, ai propri obiettivi, il turista non potrà mai essere messo al centro del discorso, perché ogni pensiero è occupato dal profitto. Bisogna, invece, cercare e creare collaborazioni, sinergie tra tutte le realtà; bisogna che tutti abbiano lo stesso obbiettivo (il benessere del turista) e lavorino, insieme, per raggiungerlo al meglio. Curando questo aspetto people-oriented sopra ogni altro, business, profitto e quant’altro arriveranno di conseguenza.

Turista faber est suae fortunae

Non bisogna fare l’errore di considerare il visitatore come uno sprovveduto, disposto ad accettare tutto e a farsi scivolare addosso ogni situazione: con l’ingresso delle nuove tecnologie nel mercato turistico, il turista è diventato “co-produttore” del proprio viaggio e della propria esperienza, non è più un soggetto passivo.

Soprattutto, il turista non è più sempre lo stesso; ma cambia. Ed è impensabile continuare a proporre lo stesso pacchetto a tutti i clienti. I messaggi commerciali devono cambiare a seconda del turista che, mai come in questi ultimi anni, è volubile e tutt’altro che statico.

Usando una locuzione latina attribuita a Sallustio, il turista faber est suae fortunae (è fautore della sua stessa fortuna).

Non resta che adeguarsi il prima possibile. Per il bene del turista.

E per il bene degli operatori.

 

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